Nec Nec Marta Bevilacqua /Compagnia Arearea
2° premio alla migliore coreografia, CORTOINDANZA IN SARDEGNA 2010
25/26 GIUGNO 2011 - ore 21,00 Spazio T.off

Nec Nec
di e con: Marta Bevilacqua
musiche: Malavesi, Fragalà, Shapiro, Varchione, Vella
luci: Fausto Bonvini
costumi: sartoria De Zan
produzione: Arearea © 2009 Udine
durata: 15 minuti
video: http://www.vimeo.com/user1987622/videos
www.arearea.it pagina SPETTACOLI
http://www.youtube.com/user/CompagniaArearea
Nec sibi enim quisquam
tum se vitamque requirit,
Nec desiderium nostri nos
afficit ullum.
Lucrezio
Allora nessuno si inquieta nè della vita nè di se stesso, nè ci rimane alcun rimpianto di noi.
Nec nec si inserisce all'interno del progetto Il Libro di Carne- studio sulla genealogia del corpo-, come un tassello, un inciso, uno studio aperto sulla multiformità del corpo.
Nec Nec mostra una incompiutezza, una ambiguità
Nec Nec, ovvero: Né questo Né quello.
Né una donna, Né un cavallo.
Né una sposa, Né un fantoccio.
Né si, Né no.
Né capo, Né coda.
Sulla scena una figura femminile doppia indaga le sue diverse nature, senza venirne a capo, gioca con le sue contraddizioni senza trovarne la coda.
La sua non è una metamorfosi, piuttosto la convivenza di trame differenti.
Lei sa che il groviglio è una necessità creativa e gli strappi di un tessuto regolare sono l'unica possibilità di cambiamento.
RECENSIONI
Una donna che cerca se stessa e che con se stessa gioca, oltre i codici, oltre le imposizioni. Attraverso il suo istinto e anche oltre il suo istinto. Una ricerca che non ha “Né capo né coda”, come dichiara il titolo stesso della performance della danzatrice Marta Bevilacqua, assolo in cui va in scena lo strano, ma al tempo stesso coerente convivere dei diversi spicchi della personalità femminile e l’incapacità sorpresa di trovare un'univoca “io”. Il desiderio di liberarsi dalle convenzioni e di restare “nuda”, di liberarsi della figura di sposa con la testa di un cavallo, di liberarsi dall’obbligo di infiniti, automatici, freddi “sì”.
Il desiderio di stracciare la maschera e respirare nella sola, scarna intelaiatura di una bambola di pezza, piena di infinite gradazioni sul rosa della pelle, piena di una danza fatta di piccole e grandi esplosioni, ripetizioni gonfie come l’elettronica della musica, improvvisi scatti di emancipazione. Uniche vie per provare a cambiare rimanendo fedele a una se stessa sempre diversa. E sempre uguale.
Chiara Pippo
critica danza per il Messaggero Veneto
Una guerra, più che una figura di donna.
Un essere dinamico ed incontrollato che si staglia fra bianchi veli e si nasconde e appare agli occhi dello spettatore quasi come in uno specchio,vestendosi e svestendosi delle emozioni che costituiscono il piccolo mondo di ognuno di noi, la vita reale che si prova giorno dopo giorno, barcamenandosi fra realtà e sogno.
L’esibizione di Marta Bevilacqua è dura e morbida al tempo stesso, densa in quanto ricorda a tinte nette Guernica di Picasso, una lotta che da interiore diviene estrinseca ed esteriore nel furore del movimento, nell’ampiezza dei gesti che però convergono sempre verso un centro -ideale o metaforico- dal quale irradia una forza che fa ripartire e andare avanti.
E’ delicata invece nelle sue sfumature di affanno e nella ricerca di una quiete che sembra indugiare a metà fra il mondo dell’uomo e quello della natura, e dunque molto difficile da ricercare e da ottenere perché non se ne conosce il confine: dove incomincia o finisce ciò che di umano c’è nel ferino e viceversa? Nel complesso una performance da vedere per riscoprire i propri limiti e forse le proprie angosce ma anche la forza rigenerante che esiste all’interno di ognuno di noi e la volontà di non sentirsi mai presi al laccio da una realtà chiusa in se stessa: cercando dentro e al di là di sé si può sempre scegliere.
Valentina Coluccia
giornalista e critica d’arte per il Messaggero Veneto
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Danzatrice e coreografa forma e affina la sua passione per la danza contemporanea a Parigi e frequentando l'Accademia Isola Danza a Venezia diretta da Carolyn Carlson.
In questa occasione incontra i più importanti artisti della scena contemporanea internazionale; tra gli altri:Wim Vandekeibus, Joseph Nadj, Raffaella Giordano e la stessa Carlson.
Dal 1998 collabora stabilmente con la compagnia Arearea che vive come un luogo fecondo per la creazione dei propri lavori, per il lavoro collaborativo e sinergico con Luca Zampar e Roberto Cocconi, per la formazione culturale di un pubblico regionale attraverso laboratori e proposte di spettacoli teatrali.
Da molti anni è appassionata di filosofia, materia nella quale si laurea presso la facoltà Cà Foscari con una tesi che si interroga sulla relazione tra la danza e i simboli filosofici, tra il gesto e lo sguardo carnoso di pensatori come Valery e Nietszche.
In seguito consegue il Master in Comunicazioni e Linguaggi non Verbali con una predilezione all'indirizzo performativo.
Lavora in Italia con diverse compagnie di ricerca come Ersilia Danza, Naturalis Labor, Balletto Civile e con importanti realtà di formazione per ragazzi tra le quali TPO, teatro di Piazza e d'Occasione di Prato, CSS teatro stabile d'innovazione del Friuli Venezia Giulia.
Dal 2001 insegna stabilmente danza contemporanea presso l'accademia d'arte drammatica Nico Pepe di Udine.
Il lavoro con gli attori la porta spesso ad essere coinvolta in produzioni di prosa per consulenze coreografiche. Collabora in Indemoniate, per la regia di Massimo Somaglino, Metti in salvo il tesoretto, con Gianrico Tedeschi, e diverse altre realtà teatrali emergenti.
Coreografa anche l'opera Orfeo ed Euridice per la prima assoluta a Martina Franca sulla regia di Toni Cafiero.
Cerca di coltivare le proprie curiosità artistiche ed umane mettendo in sinergia due passione che oramai ha evitato di separare: danza e filosofia.
Nella sua ricerca di autrice idea la trilogia Il Libro di Carne, (costituita da Reliquia_il corpo santo - 2008, Nervi_il corpo eroico - 2009 ed Innesti_il corpo tecnico – 2010) che si concentra sulla genealogia della cultura del corpo, su come la corporeità sia stata modificata dalla cultura e quanto la natura influisca ancora su di essa. All’interno di questo percorso crea la performance Nec Nec conla quale vince il secondo posto come migliore coreografia al concorso Cortoindanza 2010 di Cagliari e viene selezionata per Anticorpi eXpLo 2010/11-Tracce di giovane danza d’autore.
Crede che l'arte contemporanea sia uno studio intellettuale e una pratica continua di pensiero e tecnica teatrale.
Vive la danza come una forma eccedente di significati e come uno spiraglio autentico del dire e del comunicare.
"Studio sulla Rotazione Terrestre" - Valentina Saggin /Compagnia Arearea
coreografia: Marta Bevilacqua
creato con: Valentina Saggin
in scena: Valentina Saggin
musiche: Vittorio Vella, Procopiev
luci: Fausto Bonvini
elementi di scena: Marta Bevilacqua
costumi: F.G. Teatro
produzione: Arearea © 2011 Udine
durata: 25 minuti
Il sottosuolo dello studio è alimentato dalla scoperta. Scoprire per la prima volta la differenza tra attrazione e dominazione.
In scena una figura incompleta: metà donna metà animale.
Un essere simbolico ed emotivo.
La figura indaga i suoi istinti primari: attrazione, repulsione, gioco, dominazione. In queste azioni è tenera e grottesca. Tutto gira, gira tutto, il tutto la ingoia.
a cambiare rimanendo fedele a una se stessa sempre diversa. E sempre uguale. |
Vi invitiamo
a prendere contatti presso:
Via Nazario Sauro,6 - Cagliari
tel: 070/275304 - cell: 328/9208242.
e.mail: tersicoreat.off@tiscali.it
www.tersicorea.it
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