GLI APPUNTAMENTI RELATIVI ALLA SEZIONE DI DANZA E POESIA SOSTITUIRANNO LA SEZIONE DI DANZA E ARTE VISIVA
IN TALE OCCASIONE IN MEMORIA DEL REGISTA GIUSEPPE BERTOLUCCI
SARA' SVOLTO IL SEGUENTE PROGRAMMA:

28 dicembre:
"Il pratone del Casilino"
liberamente tratto da "Petrolio", romanzo incompiuto di Pier Paolo Pasolini,
Proiezione del film
tratto dall’omonimo spettacolo teatrale messo in scena dallo stesso Bertolucci.
un monologo di Antonio Piovanelli

29 dicembre:

""Casa D'altri" di Silvio D’Arzo
Regia di Giuseppe Bertolucci

30 dicembre 2012
Odor di cipria"
Regia di Antonio Piovanelli
Coreografia : Simonetta Pusceddu

"Il pratone del Casilino"

Il pratone del casilino La voce di Pier Paolo Pasolini introduce un monologo che ha per protagonista Carlo, alter ego del poeta, ambientato in uno spazio desertico dall’aspetto quasi lunare: una distesa di sabbia sotto un cielo stellato. L’uomo mette in scena una sorta di liturgia erotica confinante nell’ansia autodistruttiva: si offrirà a venti ragazzi di strada, prima che uno spettacolare tramonto, che ricorda le forti tinte dei melodrammi di Sirk o Kazan, metta fine all’intera vicenda.
«Questo monologo tratto da Petrolio costituisce un’involontaria trilogia dedicata a tre straordinari autori italiani del Novecento: Pier Paolo Pasolini, Giorgio Caproni e Carlo Emilio Gadda. Nella mia esperienza, il monologo teatrale ha ruotato sempre attorno al rapporto esclusivo (e un po’ ossessivo) con un attore, col quale si riescono a determinare le condizioni rare e irripetibili di una sorta di strano rito. Vorrei soprattutto che lo spettacolo fosse una celebrazione teatrale di quel meraviglioso “sacrificio letterario” che Pasolini ha compiuto, per anni, nel chiuso della sua mente e della sua scrittura».

regia/director Giuseppe Bertolucci
soggetto/story dal romanzo/from the novel Petrolio di/by Pier Paolo Pasolini
fotografia/cinematography Paolo Ferrari
montaggio/film editing Fiorella Giovannelli
musica/music Carlo Mayer
suono/sound Adriano Schrade
interprete/cast Antonio Piovanelli (voce narrante/Narrator)
produttori/producers Pio Bordoni, Massimo Cortesi

 

"Casa d’altri" di Silvio D’Arzo

Un racconto della fine degli anni quaranta, considerato alla sua prima uscita “perfetto” da Eugenio Montale, si è conquistato nel corso degli anni l’ammirazione unanime della critica ed è diventato un cult per diverse generazioni di lettori. Un parroco di montagna, ormai avanti negli anni e non più sorretto da un particolare fervore religioso, viene avvicinato da una vecchia, misera e sola al mondo, che, dopo molte reticenze, alla fine - a fronte di un’esistenza grama e vuota diventata per lei insostenibile - gli confessa la sua decisione di togliersi la vita e gli chiede un impossibile consenso. Il prete naturalmente non può che negarglielo, senza però riuscire a farla recedere dal suo tragico gesto. Il testo, ricco di una straordinaria potenzialità drammaturgica, è stato portato al pubblico attraverso letture (Marco Baliani), radiodrammi, trasposizioni cinematografiche (Blasetti) e teatrali (Silvio Castiglioni e Andrea Nanni), ma crediamo che possa trovare nuovi destinatari e nuove modalità di messa in scena e di fruizione.“

Regia
Giuseppe Bertolucci
Interprete
Antonio Piovanelli

 

“Odor di cipria”
cipria
“Stornello” è il titolo dell’opera di Caproni in cui riecheggiano i temi della città, il tema della madre, il tema del viaggio.
Considerata "la ballata cavalcantiana (d'amore, di lontananza e forse d'esilio), Stornello è sentita da Caproni come un archetipo della condizione che egli sperimenta, anche in virtù del fatto che egli spesso ama, freudianamente, definirsi e immaginarsi il «fidanzato» della propria madre, mescolando il motivo dell'amor filiale a quello dell'amor muliebre.
Un percorso al femminile che mette in luce il dramma come metafora illuminante del dolore e dell’abbandono, dentro una cornice fiabesca e onirica, surreale.
“Caproni affronta il tema del viaggio, come simbolo, forse più che della morte reale (la morte della madre era già stata rappresentata in Ad portam inferi come un viaggio in treno), di una sorte di morte-in-vita, di una disperata rinuncia alle ragioni che legano comunemente gli uomini alla vita, che motivano il loro indaffarato agire nel mondo. Tema questo ben novecentesco, come del resto quello del complesso rapporto edipico con la madre. Antinovecentesca è forse la forma del componimento, o meglio il suo linguaggio realistico, nitido, narrativo, alieno (in questo e in altri casi) da ogni analogismo e ogni poetica della parola o dell'immagine. Ma la modernità (per quanto atipica) della soluzione formale adottata in questo caso da Caproni può forse emergere se si considera questo testo alla stregua di una novella in versi di stampo pirandelliano. Pirandelliano è il grottesco che la domina, pirandelliano è il parlar di problemi gravi (la vita, la morte) mediante semplici, quotidiane metafore, pirandelliana a nostro giudizio è infine (in questo caso, non in tutto Caproni) la «disperazione calma, senza sgomento», e anzi loquace e cerimoniosa, di chi guarda con lucidità e distacco umoristico alle tragedie della propria e dell'altrui vita”. (Luigi De Bellis).
Simonetta Pusceddu. Da questa analisi letteraria di De Bellis prende forma la coreografia che ha costruito una scrittura coreografica e drammaturgica nel rispetto di quella interpretazione pirandelliana, creando appunto per la scena personaggi antitempo, antimateria, antiluogo, dentro l'immaginario di creature di un mondo femminile e maschile insieme. Personaggi onirici e visionari, stravaganti e senza sgomento, con la distanza di chi intende osservare la realtà piuttosto che immedesimarsi.
Antonio Piovanelli, si rivela e rispecchia la visione di De Bellis rispetto all’intera opera di Caproni, cioè quella di un “grande, struggente e severo canzoniere d'esilio”. Un diario di viaggio: viaggio nel tempo e nello spazio, viaggio nel nulla (nella nebbia, nell'Ade) ricordando la madre e la terra, viaggio nel tunnel dell'assenza di Dio assaporando l'amaro trionfo della sua scomparsa, viaggio nell'antimateria - nel non-spazio, non-tempo, non-luogo - capovolgendo (e al tempo stesso celebrando con raggelata e affettuosa ironia) gli appuntamenti, i riti, le «cerimonie» dell'ovvietà quotidiana.
Erika Di Crescenzo, danzatrice atipica, dalla straordinaria capacità ed espressività, traduce e da corpo alla poesia, attraverso il linguaggio "non verbale", restituendo alla scena la purezza dell'atto teatrale, saldando narrativamente la trilogia della donna -madre sposa vedova- di ogni tempo. Anche la scelta di Erika di Crescenzo per l’interpretazione di questa straordinaria opera, appare coerente con  il suggerimento di De Bellis e cioè quello di restituire alla scena  “Una novella in versi di stampo pirandelliano, in cui appare indissolubile l’intreccio del tema della città, il tema della madre, il tema del viaggio . così ribaditi l'uno all'altro e l'uno nell'altro da formare, più che una successione, un anello di temi - o, se si vuole, un sistema di temi leggibili anche come sinonimi, o meglio come anagrammi, l'uno dell'altro, un po' come nei vertiginosi giochi di simmetrie e di specchi usati nelle loro partiture dai polifonisti della scuola fiamminga.”
Gianni Melis, Sperimentatore, da molti anni, di una diversa e autonoma semantica dello spazio scenico, attraverso la luce . “Lo spazio come luogo epressivo in se”. La luce più di qualsiasi altra forma espressiva teatrale è il collegamento tra le diverse dimensioni linguistiche. E’ ciò che rende credibile il “non vero” o “diversamente vero”, il poetico. In questo specifico lavoro il tentativo è quello di ricreare una dimensione cinematografica surreale, che crei una connotazione narrativa temporale "fuori tempo" .
La fisarmonica diventa il corpo e con il corpo da voce al dramma che si svela e con la luce che conduce, diventa una delle forze motrici che “illuminano” un testo, un terzo linguaggio per suggellare questo meraviglioso viaggio nella poesia
LUOGO: SPAZIO TEATRALE T.off - CAGLIARI
Regia: Antonio Piovanelli e Simonetta Pusceddu
Coreografia: Simonetta Pusceddu
Drammaturgia: Antonio Piovanelli
Danzatrice: Erika Di Crescenzo
Attore: Antonio Piovanelli
Lightdesign: Gianni Melis
Scenografia e costumi: Simonetta Pusceddu

 

1° SEZIONE TRILOGIA DANZA E POESIA IN SCENA A OTTOBRE 2012

29/30 settembre 2012 -  Amsterdam
“Always Known Never Met”
giulia
La coreografia parte dal dialogo tra un bambino non ancora nato e la madre, basato sul romanzo "Lettere a un Bambino mai nato” di Oriana Fallaci.
Proiezioni video e il corpo sono i mezzi che rendono questo possibile dialogo. Il libro è il contesto per i diversi ruoli tra i giocatori e per la linea drammaturgica. Utilizzando immagini forti e riducendo il linguaggio fisico alla sua essenza, Mureddu vuole lasciare l'immersione dello spettatore in quello che accade sul palco. La danza sgorga - insieme con il suono e l'immagine - in presenza  degli interpreti Katerina Dietzova e Eeeles David.  Giulia Mureddu vede la coreografia come direzione delle intenzioni degli esecutori, della messa a fuoco di spettatori, dell'essenza degli elementi che formano una scena, e del viaggio che le diverse scene esprimono.
LUOGO: SPAZIO TEATRALE T.off - CAGLIARI

Concept: Giulia Mureddu
Elaborazione: Giulia Mureddu e gli artisti
Danzatrice: Katerina Dietzova
Attore: David Eeles
Lightdesign: Roland van Ulden
Scenografia: Dieuweke van Reij
Assistente Regia: Trudie Lute
Collaborazione: Robin Tunca
Ripetitore: Gaia Gonnelli
Co-prodotto da Stichting Broccoli, DansCentrumJette (Brussel), Dance New Amsterdam (New York), Grand Theatre (Groningen), con il supporto di Dansmakers (Amsterdam). Sostenuto finanziariamente da VSBfonds.
Premier  4 ottobre 2011, Theater Bellevue, Amsterdam

6/7 ottobre 2012 – Italia – Prima nazionale
Per il bene di Carmelo
carmelo
Carmelo ha dato forfait. Non si vede più in giro. Ha chiuso la bocca, ed inghiottito il pesce. Si riflette senso di impotenza e di ribellione. Dal testo alla scena e dal teatro alla danza affrontando in particolare i meccanismi dello "slittamento" (tipici della scrittura di Laforgue) e quelli della composizione visionaria.
LUOGO: SPAZIO TEATRALE T.off - CAGLIARI
Regia e Coreografia: Erika Di Crescenzo
Interprete Attrice : Simonetta Sola
Scenografia e costumi: Erika Di Crescenzo

3° trilogia, dal 22 settembre al 7 ottobre 2012 (n° 7 spettacoli)
Il teatro e la danza concorrono alla creazione di un unico corpus.

 

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SIMONETTA PUSCEDDU - CAGLIARI

GIUSEPPE BERTOLUCCI - ROMA

ANTONIO PIOVANELLI . ROMA

GIULIA MUREDDU - AMSTERDAM

ERIKA DI CRESCENZO - TORINO



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tel: 070/275304 - cell: 328/9208242.
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