la zattera di pietra

bertolucci

Donne del mito nelle agor della memoria -...
L'Unione Sarda 31 luglio 2011

Non bastasse il fascino di un grande ficus e di un parco su cui si affaccia Villa Pollini in via Jenner a Cagliari, la sede della direzione dei Beni Culturali e Archeologici della Sardegna diventa per una sera spettacolare teatro della pice di teatro-danza Il secchio di abete , portata in scena venerd dalla compagnia Danzalabor diretta da Simonetta Pusceddu e rinforzata per l'occasione dalla presenza dell'attrice Cristina Maccioni. Presentato davanti a un pubblico attento e numeroso, ispirato al racconto “La Signora delle vigne” del greco Ghiannis Ritsos, lo spettacolo offre un viaggio fra tradizioni e leggende dove la figura della donna entra ed esce dal ruolo di madre, sposa, vedova. Un'evocazione che scorre attraverso una galleria di personaggi mitologici: Penelope, Circe, Calipso, Nausicaa. Interpretato da undici danzatori di buona tecnica (tra loro, la torinese Erika Di Crescenzo, vincitrice del premio CortoinDanza 2010), il lavoro libera nell'aria una danza ora dinamica e capricciosa ora interiore dove il ritmo non risiede nei gesti quanto nelle immagini. Una danza che nel suo procedere incrocia parole (di Ritsos, Durrenmatt e Francesco Masala) e musiche del Mediterraneo. «La coreografia non mai la stessa. L'idea di creare delle agor che stanno dentro la memoria del luogo» precisa la Pusceddu a fine serata: «C' una narrazione sulla narrazione. La narrazione del luogo si sovrappone e detta il percorso della storia». ( Carlo. Argiolas)

partitura

 

Erika Di Crescenzo: Etude pour la Sainteté T.off Tersicorea, Teatrodanza.
REDAZIONE MEDITERRANEAONLINE Cagliari, 4 giugno 2011

http://www.mediterraneaonline.eu/it/16/view.asp?id=2266
redazione@mediterraneaonline.eu
ERIKA

Con scarni elementi scenografici ecco delinearsi lo spazio dello psicodramma di Erika di Crescenzo: un giaciglio-altare, protetto dalla calata di un antependium imparentato con un velo da sposa, una parrucca-gatto e in ultimo la fondamentale ‘Mano’: reliquia mummificata che evoca l’Assente, la mano trafitta del Cristo che diviene il tramite della Sua reificazione in un rapporto, non solo mistico ma più tattilmente profondo. Un ruolo essenziale nel creare il clima propizio allo svolgersi della scena, lo hanno le luci - ben orientate- di Gianni Melis. I ‘parafernalia’ di Erika, non si esauriscono certo in questi -sia pur sofisticati- oggetti, ma comprendono principalmente l’attitudine corpo-mente che viene messa in campo, sin dal primo istante della rappresentazione, con il progressivo e intenso disvelamento degli intrecci confliggenti della scrittura drammaturgica. È dalla paura del vivere in un mondo ordinario che nasce la vocazione mistica volta alla passione, all’amore per il divino che la Novizia (Novia, sposa novella col suo abito eroticamente scomposto), ben rappresenta nella sua dualità di casta vittima sacrificale e di appassionata, quanto sottomessa, sposa. In tale commistione di sentimenti e di passioni emerge potente l’eros dell’io desiderante, conchiuso nel senso di colpa della consapevolezza del piacere fisico dirompente che - pur sublimato dalla fede e dalla passione mistica- si traduce nello stato di grazia di un agonico orgasmo, molto prossimo all’atassia e alla morte. Che dire del palesamento della follia attuato negli exempla clamorosi della diversità, nei comportamenti ’non consoni’ alle cosiddette ‘norme sociali’ tese all’occultamento reclusionale del deviante, del folle? Ci sarebbe da meditare molto sul tema della salute mentale, ed Erika ce ne offre magistralmente l’opportunità. Nel succedersi dell’azione coreutica, dal corpo di Erika affiorano –emergenti- i segni, vibranti come germogli rivolti alla luce, di una vera epifania dell’essere. Straordinaria, in questo senso, la grande mobilità ed espressività del volto che, seppur fasciato da claustrofobiche bende evocanti iniziatiche umilianti tonsure, riesce a comunicare in stretto dialogo anche con l’agilità ‘flamboyant‘ delle dita dei piedi, a loro volta in dialogo –a distanza- con quelle delle mani, che paiono evocare magiche quanto misteriose numerologie che finiscono per dis-locare il già complesso codice linguistico, proiettandolo in altre dimensioni. La voce, nelle più varie modulazioni, accompagna l’azione-affabulazione-delirio, come del resto anche il suono della fisarmonica -da lei stessa manovrata-giocata in una gestualità ampia e spettacolare –danzata-, si producono in un respiro umorale che sostiene il ritmo delle vicende emozionali della psicosi, amplificandone, o allentandone -di volta in volta- la tensione. La parola narrante, dirottata da una fantasia del pensiero, si chiede… come mai il cacciatore finisca col dormire tutto solo con le sue scarpe… , senza la sua donna. È un dramma che si sviluppa per quadri compostamente iconici, ma talvolta incorniciati dall’elemento grottesco di una richiesta amorosa senza risposta, come da una fresca e spontanea comicità che coinvolge gli spettatori: la parrucca-gatto vola inopinatamente tra gli astanti, così come lo slip -del quale si libera-, alleggerendo così l’azione dall’eccesso di carico tensivo che andava assumendo. In tal modo il pubblico finisce per condividere l’evento teatrale in modo più partecipato e meno teso. Un lavoro interessantissimo, quello di Erika, che affronta le problematiche difficili e profonde della sfera delle psicosi latenti e delle schizofrenie indotte anche dalla condizione claustrale dello specifico femminile, dove la passione, l’amore per il divino, il martirio, l’eros e l’agonia nel delirio, costituiscono l'intreccio psichiatrico di un disturbo –spesso iatrogeno- che trova un pabulum fecondissimo nelle paure insite del vivere una vita ordinaria, causa vera della 'vocazione' che ne diviene perciò rifugio, fuga dal reale, cura (anche farmacologica?). La fresca attitudine comunicativa e la presenza scenica di Erika le consentono di affrontare e condurre, con misurata sapienza registica e coreografica, con leggerezza e raffinata sobrietà, un tema difficile e inquietante che troverebbe in molti, per lo spessore della sua problematicità, naturali resistenze e chiusure. Invece queste resistenze, nel dipanarsi dei significati, cedono magicamente il passo ad una intima condivisione del pathos, superando lo iato resistenziale sempre frapposto alla diversità della follia, dalle ipocrite convenzioni sociali.
OTTAVIO PINNA [ 13/06/2011 ]

Rassegne  Nuova produzione Danzalabor
“Rock me Mr. Hamlet”
disegna il dolore di Ofelia

Mercoledì 13 aprile 2011
pagina Cultura Spettacolo quotidiano "L'unione sarda"
hamletIl corpo che soffre e si contorce, striscia nella sua afflizione, vive di sollievi parziali abbandonandosi all'onirico per distanziarsi dal dolore. È imminente la tragedia collettiva, accanto a quella di uomo e donna in “Rock me Mr. Hamlet”. Nella nuova produzione Danzalabor, Simonetta Pusceddu firma una partitura coreografica di assoli fissata in tessere di mosaico che disegnano Ophelia nel suo dramma dell'abbandono.
Nel secondo appuntamento della rassegna Tersicorea “Danzainmovimento 2011” sono cinque le raffigurazioni del personaggio scespiriano nelle danzatrici Nicole Cefis, Paola De Felice, Ilaria Gallus, Elisa Melis, Annalisa Rocca. E con loro un Amleto, Aldo Canessa, a farsi partecipe delle nevrosi. Illuminati dalle luci di Enrico Sau, sono accorati viaggiatori lungo un itinerario di donna, fedeli alla linea tracciata nel progetto pluriennale “Percorsi al femminile” (lo spettacolo ne è esito), nato nel 2002.
E uno spazio intimo come il T.Off di Cagliari consente di vivere il plusvalore di vicinanza alla performance degli artisti. Il respiro dei ballerini si fa continuità di suono e strumento musicale quando la musica si annulla tra i passaggi. Nella drammaturgia, realizzata con la collaborazione di Marco Gargiulo, la coreografa riesce ad affrescare quadri di delicata bellezza, di acqua e di petali cartacei (o fogliame) su cui la figura distesa di Ophelia risveglia qualche eco della grazia pittorica di Waterhouse. Il movimento si fonde di continuo con la scenografia, in dominanze di bianco che sono bozzolo di dolore e rannicchiamento di una sposa mancata. Non tutto il percorso tiene però eguale tensione emotiva. I momenti di maggiore pathos trovano una felice soluzione nel melodico più celebre dei Metallica, quando il grottesco costruito sulle spinte emotive dei danzatori si volatilizza dinanzi all'incanto fiabesco dove il mito di donna vorrebbe rifugiarsi. MANUELA VACCA


Danzando l'indicibile dolore di Ofelia Al T.Off «Rock me Mr Hamlet» di Danzalabor -
La Nuova Sardegna - Sabrina Zedda
anna ophelia

I corpi si muovono a fatica. Tutti gli arti, e persino la voce, sono annichiliti da un dolore che ormai non si può più neppure gridare, ma è devastante. Un dolore che irrompe nell'anima proprio come la pazzia di Ofelia, il personaggio shakespiriano che ha ispirato «Rock me Mr Hamlet» nuovo, delicato lavoro della compagnia Danzalabor, presentato l'ultimo fine settimana nello spazio T-Off, all'interno della rassegna di danza contemporanea «Danzainmoviemento». Ultimo di quattro segmenti del progetto «Visioni al femminile», partito dal 2005, «Rock me Mr Hamlet», scenografia di Simonetta Pusceddu, mette in scena la disperazione di Ofelia, prigioniera della sua follia, in un alternarsi di sequenze in cui le cinque danzatrici e un ballerino (Aldo Canessa, Nicole Cefis, Paola De Felice, Ilaria Gallus, Elisa Melis, Annalisa Rocca) si muovono su una scenografia essenziale ma d'effetto. Lenzuola bianche unite tra loro, quasi fossero una vela e da dove partono i danzatori. Ogni scena è un frammento diverso del tormento di Ofelia. Tra suggestioni oniriche e musiche d'epoca e contemporanee il personaggio vive come in una prigione. È il male di vivere di chi vorrebbe un altro destino ma non riesce a liberarsi dalle catene del proprio dramma. Ecco i movimenti farsi più lenti, difficili, quasi forzati. Il respiro (l'unico rumore oltre a quello delle musiche e lo scorrere dell'acqua) è pesante. Il contatto di solidarietà, pure cercato, è difficile, quando non impossibile. La disperazione del tragico personaggio c'è tutta, e solo verso la fine, quando ciascuno sembra sentire finalmente sé stesso (come segnala un purificante ed emblematico bagno in una vasca) si apre uno spiraglio di speranza. Nato come work in progress tutto al femminile (si è partiti dalle Baccanti di Euripide nella traduzione di Edoardo Sanguineti) la parte del progetto andata poi in scena sabato e domenica sembra rimandare a una lettura più ampia. Nella fatica quotidiana del vivere i personaggi sembrano incarnare il malessere della modernità, dove il tran tran giornaliero (rappresentato dal cicalare dei telefoni o dal chiacchiericcio delle strade) soffoca spesso le più profonde esigenze del cuore umano. Il festival organizzato dall'associazione Tersicorea torna nell'ultimo week end di maggio con un'altra anteprima nazionale: «Brainstorming» della compagnia salernitana Borderline danza.   Sabrina Zedda

assolo per 12

Recensione Spettacolo “Partitura per minestrone” OTTOBRE 2009
NOTAS DE CAFÉ. Prof. Fulgencio M. Lax - Profesor de Dramaturgia y Literatura Dramática en la Escuela Superior de Arte Dramático de Murcia
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El Festival de arte emergente Región de Murcia tiene muchas bondades que son muy rentables para el arte escénico contemporáneo, pero también para una ciudad como Murcia. La primera parte no voy a entrar a comentarla porque desbordaría los términos de estas notas y lo dejaré para otro momento. En cuando a la segunda afirmación tengo que decir que Murcia ha crecido en su configuración urbanística en varios aspectos, pero sobre todo en la creación de unas plazas extraordinarias que, de alguna forma, han devuelto la calle a los “peatones”. Es extraordinario ver cómo se llena la plaza de Santo Domingo, la plaza de Europa o la plaza de la catedral. Otras plazas con más o menos fortuna, esperan ese empujón para ser ocupadas literalmente, por el ciudadano. Por eso me parece extraordinario que un Festival como este se celebre en la calle, donde la gente joven y menos joven se agolpa alrededor de un escenario medio improvisado para ver un espectáculo y/o asistir a una instalación. Esto es, para un neófito urbanístico como yo, uno de los síntomas más importantes de que una ciudad está viva.
La tarde noche del pasado viernes 23 de octubre tuvimos la oportunidad de ver en la plaza de la Universidad (tan bella y tan lejana por el momento) el espectáculo de la compañía de danza sarda Partitura per minestrone. Un trabajo de un extraordinario aire popular en el marco agrario pero de una concepción y ejecución muy contemporánea. No hay metafísica ni laberintos sicoanalíticos sin salida. Una expresión artística basada, no solamente en la danza, en el sentido particular del término, sino también en una fina y elegante técnica de movimiento. La puesta en escena responde a una elaborada partitura, donde todo está muy equilibrado y donde el espacio escénico es arrastrado por los bailarines de un extremo a otro, como un globo de agua que se mueve en virtud de la presión que se ejerce sobre él. Y es que la acción tan plástica de este trabajo va recorriendo todo el tatami como una cinta agitada alrededor de él. Ritmo sería la palabra resumen. Minestrone es un trabajo de expresión mediterránea, donde casi se puede respirar el mar. Unos colores blancos, rojos, morados, azul marinos, con una iluminación exclusivamente lateral (desde la izquierda del espectador y con contras desde el suelo) nos sitúa geográficamente en el campo, en el trabajo y relación directa con el día a día del campesino. Es una dramaturgia muy contemporánea que busca establecer su marco en la tradición, demostrando que la metafísica tan centroeuropea en este terreno, no tiene la exclusividad de la expresión contemporánea. Si rastreamos un poco la trayectoria de esta compañía descubrimos una larga experiencia en trabajos de calle, sobre todo espacios característicos, tales como ruinas, museos, edificios emblemáticos, etc. Un especial trabajo que une la danza con la arquitectura, ya sea natural o por intervención del hombre. La función que pudimos ver tenía el fondo de la puerta de acceso a la Facultad de Letras (incomprensiblemente –para el ciudadano- cerrada desde hace algunos años). Un extraordinario telón de fondo que aporta belleza al espectáculo y, en este marco, significado a una plaza tan desierta en otros momentos.
Prof. Fulgencio M. Lax

recec.nivola ottobre

CORTOINDANZA Comunicando l'emozione
la Nuova Sardegna — 09 giugno 2009   pagina 43   sezione: SPETTACOLO

CAGLIARI. Dieci minuti per descrivere la nostalgia della propria terra quando si è lontani, rincorrendo la magia di una danza che si eleva a suprema delle arti. Dieci minuti per raccontare l’assurdità della comunicazione moderna, dove le faccine degli “emoticon” spesso non comunicano proprio nulla. C’è raccontato tutto l’universo nelle dieci coreografie che tra sabato e domenica, negli spazi del T. Off, si sono misurate nella seconda edizione di «Corto in danza», il concorso internazionale organizzato da Tersicorea di Simonetta Pusceddu. Per due giorni si sono confrontati giovani coreografi capaci di fondere lirismo, drammaturgia e tecnica in un clip, durata massima dieci minuti. Il primo premio è andato a Daniela Megna, della compagnia Meg’arte di Palermo, con «Emoticon», una coreografia che ha messo al centro la comunicazione. «Se per esprimere ciò che proviamo basta una faccina - è l’inquietante constatazione della coreografa - perché attardarsi a trovare le parole giuste?».  Più lirica la coreografia giunta al secondo posto, «Celeste impero» di Chiara Guglielmi, di Brindisi. Prendendo spunto dal testo «I cieli del mito» di Gioacchino Chiarini, si ricrea un universo di immagini e suggestioni arcaiche, dove la danza assume il ruolo più alto tra le diverse forme d’arte. Non meno interessanti si son mostrati agli occhi della giuria, formata da coreografi, musicisti e attori, gli altri corti in gara. «Tutti di buon livello» ha detto Simonetta Pusceddu, spiegando come «Corto in danza», che mutua il titolo dal cinema, sia l’unico concorso di questo tipo in Europa. Così particolare che, oltre a cinque compagnie arrivate da ogni angolo dell’isola, ha visto protagonisti artisti provenienti dal resto d’Italia, ma anche dal Brasile. -Sabrina Zedda

L'Unione Sarda - giovedì 17/09/2009 - Holaquètal! al T.Off, la ...
Holaquètal! al T.Off, la grazia di Lucio Baglivo
Giovedì 17 settembre 2009

Entra in scena correndo, Lucio Baglivo. Indossa - a piedi nudi - un largo e pesante pastrano nero. Se lo slaccia, mostrando un doppiopetto scuro, la camicia, la cravatta. Poi si pettina, si siede su una seggiola, infila le mani nelle scarpe e ne fa risuonare i tacchi, in un rapido accenno di flamenco. Holaquètal! , proposto al pubblico il 12 e il 13 settembre nel bello spazio del T.Off, è un assolo d'artista fatto di movimento e di silenzio, di potenza atletica e di gesti poetici. C'è un fugace omaggio a Charlot nelle dita che spuntano dalle maniche del cappotto appeso a una gruccia, perizia da trapezista nei voli e nelle arrampicate condotti su un drappo di stoffa che pende dal soffitto. “L'hombre atrapado en una bùsqueda”, l'uomo che cerca se stesso, si trascina per terra, si dibatte, salta, si scontra con il muro e diventa più leggero quando si libera dei vestiti severi e borghesi, sgusciandone come da una gabbia. Un video replica la sua immagine in versione completamente candida sottolineando gli sdoppiamenti e le contraddizioni dei sentimenti, rimanda - amplificandoli - i battiti del cuore. Lucio Baglivo, classe 1980, è argentino e vive in Spagna. È stato Campeòn Metropolitano di ginnastica sportiva nel 1990, ha studiato arte circense, teatro, danza aerea e contemporanea. E improvvisazione, canto, clownerie. Al Teatro Colòn di Buenos Aires ha lavorato come acrobata col gruppo Asul e nel suo curriculum indica uno per uno tutti i maestri che l'hanno formato. Invitato a Cagliari da Tersicorea nell'ambito della rassegna Residenze
coreografiche, ha dimostrato di saper fondere i generi con naturalezza. In Holaqètal! , sua ultima produzione e ottima prova, esprime un'energia
controllata dalla disciplina e costruisce un impianto narrativo aperto a varie interpretazioni.
- Alessandra Menesini

L'UNIONE SARDA Quando un balletto dura dieci minuti 2008
La rassegna 'Corto in danza' al T.Off di Cagliari ha premiato 'Monka' di Muxarte e 'Patisserie' della Kay Nei percorsi ondivaghi della danza contemporanea che si muove in Sardegna, Tersicorea è da tempo una delle realtà di riferimento. L'associazione che Simonetta Pusceddu guida da ventidue anni con passione e mano sicura, è stata al centro della prima edizione di Corto in danza , vetrina internazionale riservata a giovani danzatori di età compresa tra 18 e 30 anni, conclusasi sabato a Cagliari nello spazio T.Off in via Nazario Sauro. Tre intense giornate dedicate al linguaggio del corpo, a stretto contatto con la vastità e complessità a cui lo scenario coreutico ormai da anni è approdato, alle quali hanno preso parte compagnie provenienti dalla penisola, dall'Inghilterra e, naturalmente, dalla Sardegna. «L'idea della rassegna nasce prima di tutto dal desiderio di promuovere delle relazioni non solo in ambito regionale ma anche nazionale e oltre», spiega Simonetta Pusceddu. «Con questa manifestazione abbiamo cercato di abbreviare la strada seguita generalmente, che è quella di chiamare le compagnie invitandole a presentare lavori compiuti di circa un'ora. La nostra sfida è stata quella di puntare su coreografie ben definite la cui durata non superasse i dieci minuti. Coloro che hanno partecipato quest'anno, avranno poi la possibilità di sviluppare i loro lavori che verranno inseriti nella programmazione che Tersicorea ha già in mente per il prossimo anno». Composta da specialisti del settore, tra cui Pi Keohavong, danzatore e coreografo che in passato ha fatto parte della prestigiosa compagnia statunitense, Momix, giornalisti, musicisti, esperti di arti visive, la giuria ha assegnato il premio per la miglior coreografia a due lavori: Monka , della compagnia palermitana Muxarte, e Patisserie , portato in scena dalla britannica Rosie Kay. Altri riconoscimenti sono andati a Giulia Murgianu con l'assolo Devianze , piccola immersione in un tema che ha toccato emarginazione, devianza, società, e alla compagnia Alluminium formata da Evelina Ambu, Ilaria Gallus, Annalisa Rocca, artefice di Simbiosi , lavoro che, partendo da una purezza formale, ha sviluppato un discorso sulla simbiosi tra i corpi ricorrendo a un linguaggio animato da controsensi e bizzarrie. Tra le performance applaudite, anche quella della russa Marina Burdinskaya della compagnia milanese Cadaux Mainòl, con un'indagine sul corpo e sui suoi mutamenti. In programma Monka , coreografia di Giuseppe Muscarello, affiancato da Angela D'Alessandro, Ilenia Nucatola, Danilo Orfanello, si è mossa a metà strada tra pensiero e azione, scoperchiando interrogativi sul timore derivante dall'imprevedibilità dei nostri pensieri, le nostre tensioni, e sulla reale capacità dell'uomo di gioire per una vita priva di barriere emotive e sentimentali. Di tutt'altro genere, invece, il lavoro di Rosie Kay, le cui idee, in questo breve bozzetto coreografico attraversato da tanta ironia, non puntavano su geometrie costruite a terra o nello spazio, su formalismi di sicura presa e di maniera, sull'esaltazione acrobatica del corpo e l'atletismo, sull'esibizione di pure linee e puro movimento, ma sull'espressività di chi era in scena, sulla sua personalità, sul modo sarcastico e divertente di raccontare della bellezza femminile utilizzando la danza come passepartout, su una semplicità apprezzata. Una forma di teatro- danza che forse qualcuno avrà trovato superata, ad ogni modo espressa con bravura e pieno senso del racconto. Carlo Argiolas

Un grande finale per il progetto Calabria Theatrum Loci Data: 06/08/2008
A Gioiosa Jonica con le Metamorfosi messe in scena nell'area archeologica del Naniglio. Un grande finale per il progetto Calabria Theatrum Loci. Al termine di una settimana di residenza artistica che ha proposto una serie di eventi teatrali e musicali impegnato una compagnia nazionale di dieci attori, tre registi, sette danzatori, una coreografa, sei musicisti si è conclusa sabato 2 agosto la prima edizione di Calabria Theatrum
Loci, il progetto delle Officine Joniche delle Arti.
Col teatro, la danza e la musica, la magia e gli nell'interpretazione dei sette danzatori della compagnia Tersicorea è stata il trait d'union delle diverse sequenze. Una danza forte, contemporanea che, nel contrasto coll'incantevole paesaggio di ulivi illuminati
magicamente, rendeva la potenza e la violenza del mondo antico.
Dopo aver attraversato un percorso abitato da Scilla, Mirra e Medea: tre eroine che gridavano la propria disperazione sentimentale, il fiume di
spettatori intervenuti è poi sceso, con grande rispetto per il luogo, all'interno dell'incantata
cisterna romana del Naniglio. Ad accogliere il pubblico nell'antica cisterna la musica di Haendel eseguita con intensità da Lilly Lanzetta e Paolo De Benedetto, Maria Milasi che dava vita al racconto della ninfa Aretusa ed della sua Metamorfosi in fonte e, ancora, fra le monumentali colonne animate da immagini in movimento che mutavano lo spazio, la danza della Compagnia “danzalabor” con la coreografa Simonetta Pusceddu. Prima del commiato finale di Americo Melchionda che ha recitato l'unico brano moderno della serata, è intervenuta la limpida voce del soprano Katia Fassari che ha interpretato l'aria "Lascia ch'io pianga" di Haendel. Il sommarsi di questa voce straordinaria con l'immagine dei corpi dei danzatori ha portato Tutto il pubblico dentro un clima di grande intensità emotiva e di commozione. Molti degli spettatori hanno conosciuto per la
prima volta questo luogo e l'emozione della scoperta era palpabile e si avvertiva un clima generale di grande meraviglia. Il grande successo dell'evento è stata la conferma della validità dell'intero progetto di residenza artistica a Gioiosa Jonica. Un progetto, fortemente voluto dall'amministrazione comunale di Gioiosa Jonica e dall'assessore alla cultura Elio Napoli e sostenuto dalla Provincia di Reggio Calabria e dalla Regione Calabria che ha riscosso un ampissimo e crescente consenso per ognuno dei suoi appuntamenti.

L'Unione Sarda, venerdì 28 dicembre 2007
• Week-end Spettacoli Lo spettacolo di Tersicorea al T-Off di Cagliari. La forza e la levità: "Omaggio a Nivola" che andò in America
• Un bel lavoro firmato da Simonetta Pusceddu interpretato con grazia ed eleganza

Gocciolare d' acqua e rumore di pietre smosse, a richiamare le fontane fatte con le tegole e le lisce sculture di Costantino Nivola. E' l' incipit di "Forza e levità", nuovo spettacolo di Tersicorea andato in scena al T-Off di via Nazario Sauro, a Cagliari, nei giorni scorsi dopo il debutto a Parigi. Un esplicito omaggio alle vicende di un artista che se andò a vivere in America e lì portò le forme e la materia delle montagne di talco di Orani. Una sintesi che prende l' avvio del costume sardo e dai capelli sciolti della madre dello scultore, una donna, impersonata da Gianna Deidda, che un poco si disperò della nascita del suo sesto figlio. A consolare l' infanzia di Antino, badò Adriana, una vicina di casa: "Adriana non parlava mai, se non c'era realmente bisogno. Il silenzio andava d' accordo con la sua natura generosa; sono convinto che tacesse perché potesse sentire il canto degli uccelli". Parole tratte del libro autobiografico di Costantino Nivola, "Memorie d' Orani", una delle fonti del bel lavoro ideato da Simonetta Pusceddu e interpretato con grazia ed energia dalle sue danzatrici (più un ballerino porteur). Vestite di un abito chiaro come il marmo, ma pieno di nodi e di lacci, le ragazze si muovono sul filo di un' ottima colonna sonora e delle musiche composte ed eseguite al pianoforte da Irma Toudjian. Due pannelli di tulle tagliano in verticale lo spazio del T-Off, decisamente troppo piccolo per accogliere tutti gli aspiranti spettatori. Sui drappi, proiezioni che moltiplicano le immagini, in un effetto accentuato da una parete di vetro specchiante. La coreografia è fitta di contatti fisici, di mulinare di braccia, di respiri, di battiti di piedi. E di tessuti che avvolgono, si srotolano, si tendono, cambiano colore sotto le luci di Gianni Melis, nelle fotografie di Ottavio Pinna, nelle riprese video e montaggio di Andrea Lotta. Il nucleo narrativo dello spettacolo prende avvio dai giorni oranesi; la bianca camicia della madre, la sua gonna scura, il catino con la brocca. L' origine di tutto, anche di quelle Madri scolpite all' infinito dall' artista, il loro parco abbraccio, un grembo appena accennato. Così diverse dalle figurine in terracotta strette assieme nei lettini che parlano di spiagge e di mare, di un mondo lontano e diverso dalla natia Sardegna. E? la voce registrata di Costantino Nivola a saldare il prima e il dopo della messinscena e a farne quindi una cosa sola. "Forza e levità" - in programma ieri sera all' Eliseo di Nuoro e atteso domani a Villa Zapata a Barumini - fa parte della rassegna "Un 'isola in festival", a cura della Fondazione Teatro Lirico di Cagliari, patrocinio del ministero per i beni e attività culturali Regione Sardegna e Province.  Alessandra Menesini

L’editoriale di luglio/agosto 2006
Pietro Zanarini Mensile di informazione socio economica n. 7/8 anno VII - luglio/agosto 2006 - € 2

Dossier

“Il secchio d’abete” fra Barumini e Monte Sirai di Carbonia
L’8 luglio, nella importante cornice della Reggia nuragica SuNuraxi a Barumini, con lo spettacolo “Il secchio d’abete” dellacompagnia Danzalabor, suggestiva messa in scena ideatadalla coreografa Simonetta Pusceddu, ha preso il via la terza edizione del circuito Danza Sardegna 2006, organizzato dall’Associazioneenti locali per lo spettacolo. Anche per questa edizione, il Circuito ha voluto esplorare quell’ “essenziale invisibile agli occhi”, appartenente ai luoghi trasformati nel loro aspetto dallo scorrere del tempo e, attraverso la danza, svelarne al pubblico la natura primigenia e magica. La parte estiva della stagione, (8 luglio -1 agosto), proponequattro spettacoli in sette “luoghi” dell’isola, famosi peri tesori archeologici e le bellezze naturali: Alghero-Teatro Forte La Maddalena, Barumini- Reggia Nuragica Su Nuraxi, Carbonia-Anfiteatro Zona Archeologica di Monte Sirai, Dorgali- Calagonone-Teatro Parco di Villa Ticca, Macomer-Teatro Caserme Mura, Pula-Teatro Romano di Nora (all’interno della rassegna La notte dei poeti) e Villasimius-AnfiteatroComunale. Protagonisti di quest’anno, oltre a Il secchio d’abete, gli spettacoli Mediterraneo, del (CRDL) Compagnia Mvula Sungani, spettacolo tutto al femminile liberamente ispirato a Fiabe e leggende siciliane; Notti shakespeariane, del TNT Compagnia Teatro Nuovo di Torino, dove il brillante coreografo americano Robert North si confronta con il Sogno di una notte di mezza estate e La tempesta di William Shakespeare; Terra Nostra (Ciciri e Turris Eburnea), dell’Astra Roma Ballet, spettacolo in due parti, in cui gli accadimenti storici dei Vespri siciliani si intrecciano alla rievocazione di personaggi femminili del sud straordinari per forza e determinazione.
Un occasione rara per godere di un momento artistico che esalta l’unicità del patrimonio storico ed ambientale della Sardegna unendolo alla bellezza della danza contemporanea. (f.f.)

Vi invitiamo a prendere contatti presso:
Via Nazario Sauro,6 - Cagliari
tel: 070/275304 - cell: 328/9208242.
e.mail: tersicoreat.off@tiscali.it
www.tersicorea.it